Agricoltura a Lampedusa
Un tempo, quando su Lampedusa c’erano i boschi, la vegetazione era più florida di quanto oggi il visitatore possa vedere. I boschi provvedevano infatti a creare quel substrato fertilizzante, l’humus, che permetteva alle piante di trovare il nutrimento sul terreno calcareo dell’isola.
Anche per questa ragione le prime colonizzazioni dell’isola, avvenute per volere dei regnanti nella seconda metà del 1800 saranno di famiglie contadine, la maggior parte provenienti dalla vicina isola di Pantelleria. Quando l’isola comincia a perdere gran parte del suo patrimonio boschivo ecco che anche la coltivazione diventa difficile, ed un’attività non più così redditizia e sufficiente per rappresentare un entrata economica adeguata.
E’ il momento in cui sull’isola l’economia si converte a quella che ancora oggi è l’attività principale di sostentamento degli isolani, la pesca. La coltivazione diventa sempre più relegata al mero fabbisogno della famiglia. In comune con altri territori mediterranei interessati per tutto l’anno dai forti venti che soffiano da tutte le direzioni, anche a Lampedusa l’agricoltura diventa un’attività che necessita di grande impegno e necessita della costruzione di strutture atte non solo a conservare e convogliare nelle cisterne e nei pozzi la poca acqua delle precipitazioni invernali, ma anche per costituire un riparo al vento che altrimenti renderebbe vana la produzione orticola.
Tra le specie vegetali che trovano, nonostante il terreno inospitale la possibilità di crescere, ci sono i legumi tra i quali hanno un certo pregio le lenticchie, che però non arrivano alla produzione qualitativa e quantitativa possibili invece a Linosa e Pantelleria, ed i capperi, che crescono spontanei tra le rocce. Non mancano i fichi d’india, apprezzati sia per i loro frutti che per le grandi pale che servono a nutrire il bestiame. Pochi gli alberi da frutta, qualche ulivo e qualche vigneto, particolarmente apprezzato per la produzione dell’uva secca.
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